Home > 1821 > I protagonisti > Il principe della Cisterna



Carlo Emanuele Dal Pozzo

 

 

                                La famiglia                  L'Archivio

                                 La famiglia                             L'Archivio

 

Carlo Emanuele Dal Pozzo nasce a Torino il 7 gennaio 1789 da Giuseppe Alfonso luogotenente colonnello nelle truppe di cavalleria e dragoni, e Carlotta figlia del conte Emanuele Balbo Bertone di Sambuy, sposata in seconde nozze nel 1787.
Primogenito e unico maschio di una famiglia di antichissime origini, attestata con il suo ramo principale a Biella fin dal XIII secolo, e di cospicuo patrimonio, uno dei venti più alti del Piemonte, cresce in un ambiente culturalmente molto vivace che gli fornisce una formazione intellettuale indubbiamente non comune. Il padre, infatti, appartiene all'ala illuminata della nobiltà subalpina e si inserisce a pieno titolo nella tradizione mecenatesca già propria della famiglia.

 

 

principe.jpg

 

Tuttavia anch'egli sarà tra coloro che, secondo il figlio, non comprenderanno appieno gli avvenimenti che pochi mesi dopo la nascita di Carlo Emanuele sconvolgeranno la Francia e il mondo.
Giovane romantico, il futuro principe della Cisterna subisce nettamente il fascino di Napoleone condottiero invincibile:
"... a 20 anni non avevo ancora alcuna idea un po' chiara di come andassero le cose nel mondo. Come tutti i giovani di quest'epoca, affascinato dalla gloria militare desideravo con ardore vedere con i miei occhi i combattimenti che echeggiavano con tanto rumore alle mie orecchie. Le vittorie di Napoleone avevano incantato la mia immaginazione, credevo di vivere in una delle più grandi epoche della storia."

 

D'altro canto per un nobile la carriera militare era se non un vero e proprio obbligo, sicuramente un traguardo ambito. Ma il padre "cresciuto in un altro tempo nutrito da altre idee e di più forte attaccamento alla famiglia dei nostri Principi, pensava senza dirlo, che nel nuovo ordine delle cose, non c'era posto per suo figlio...." . Alfonso, forse preoccupato dal livellamento e dalla promiscuità tra le classi che la coscrizione aveva accentuato nell'esercito, esercita, per il figlio, il diritto di surroga e, invece che nell'armata, lo piazza, come ciambellano di Paolina Borghese alla corte di Torino.
Lo scontro generazionale tra padre e figlio è fortissimo:
"Cedetti dunque non agli argomenti né al rango dell'autorità paterna, ma alla sua potenza che non avevo affatto imparato a misurare. Questa prima sottomissione decise della mia vita ... ... ... ...vegetai così durante i più begli anni della mia gioventù, annoiato, tetro, scontento degli altri perché lo ero di me stesso, credendomi tuttavia nato per qualcosa di meglio e non sapendo cosa fare per arrivarci."
Da qui nasce probabilmente il disprezzo per la vita di corte e per la nobiltà subalpina che accompagnerà Carlo Emanuele per tutta la vita e che egli esprimerà in modo chiaro nelle acute osservazioni affidate, in bozza, negli scritti dell'esilio.

 

 

 

memoriale.jpg

 

La Restaurazione cancella con un colpo di spugna quindici anni di storia: Carlo Emanuele stretto tra la devozione del padre verso i Savoia e il peso di una politica retriva che tende a colpire tutto il nuovo che si era affermato, viaggia spesso tra Francia, dove soggiorna a Parigi, Svizzera, Piemonte e Lombardia entrando in contatto con i gruppi liberali, in particolare con l'ambiente lombardo del "Conciliatore" la cui anima era rappresentata dal cugino Ludovico di Breme. Partecipa non solo al dibattito promosso dal foglio, sull'istruzione del popolo come centro del rinnovamento sociale, ma anche, attivamente, alla costituzione della società per le scuole di mutuo insegnamento voluta dal Confalonieri.
Di istruzione Carlo Emanuele si occuperà negli anni '40-50, in quel di Reano con atteggiamento di filantropo, molto meno aperto alle innovazioni, ma nello stesso tempo favorevole all'educazione femminile.
Sul finire del 1820 i moti di Spagna e di Napoli danno la concretezza del progetto ai discorsi dei circoli e delle sette.
Il principe è a Parigi, partecipa al Comité Directeur raggruppamento delle opposizioni liberali francesi, e frequenta la parte più attiva del movimento. Sulla sua formazione politica hanno un'influenza determinante le società ispirate dal teorico Benjamin Constant.
Quando tra gennaio e febbraio del 1821 i cospiartori piemontesi decidono di passare all'azione, si richiama in Piemonte il Dal Pozzo considerato, in ogni caso un punto di riferimento.
Il 28 febbraio, al posto di confine tra Francia e Savoia, viene arrestato un commerciante trentino: la perquisizione della carrozza porta alla scoperta di libri, stampe , manoscritti sospetti e di alcune lettere, tre delle quali di Carlo Emanuele. Al cavalier Ettore Perrone e al marchese Priero , la terza era alla sorella Barberina, scrive le proprie considerazioni sulla situazione politica piemontese e su Carlo Alberto del quale mette chiaramente in luce limiti e difetti. In particolare ritiene prematura un'insurrezione in Piemonte e invita alla prudenza :" Lavorate sempre, ma non affrettate nulla … Non è un affare che si risolve in un giorno e noi lavoriamo solo per l'avvenire. Se il frutto è maturo lo vedremo presto; se non lo è, credo che non sia un movimento mal combinato, se non è universale e simultaneo, che lo maturerà! Su questo il passato è una guida sicura". 

 

sentenza.jpg

 

Ce n'è abbastanza per allarmare la polizia, infatti gli arresti sono ordinati.
"Arrivai al Pont Beauvoisin alle 3 del pomeriggio. Appena dopo aver passato la frontiera, notai che un carabiniere parlò al postiglione e lo seguì a fianco della carrozza. A ciò non diedi all'inizio alcuna importanza, solamente mi parve di sentirlo dare l'ordine di entrare nel cortile della Dogana. Essendo breve la distanza vi arrivammo un attimo dopo. Appena arrivati nel cortile, si chiuse la porta, dei carabinieri circondarono la carrozza e un commissario di polizia con i gradi, aprì rispettosamente la portiera dicendomi con una voce turbata che aveva l'ordine di arrestarmi. Il momento di sorpresa che avevo provato era già passato. ..." Così il principe inizia il racconto del suo arresto avvenuto il 4 marzo 1821 mentre segretamente rientra in Piemonte, forse tradito da una donna. Rinchiuso nel forte di Fenestrelle, è liberato durante la sommossa di cui, subito, intuisce l'esito negativo. Incaricato il proprio segretario di vendere la casa da pigione adiacente il suo palazzo in Torino, il 24 marzo oltrepassa i monti di Giaveno verso la Svizzera, per rientrare, alcuni giorni dopo in Torino e, recuperati i quadri più preziosi della propria collezione e sistemate le più urgenti questioni patrimoniali, ripartire per Parigi.
Falliti i moti, i giudici della Regia Delegazione, dopo un processo basato più sulle testimonianze che sugli atti, si convincono che Carlo Emanuele è stato uno dei cospiratori e lo condannano alla confisca dei beni, l'archivio di famiglia viene trasferito presso i Regi Archivi dove il cavaliere di Pulciano si appresta al riordino, e alla pena di morte per mezzo della forca da eseguirsi in effige.
Convinto che comunque fossero andate le cose, la sua posizione non sarebbe stata delle migliori si consola "perso per perso, preferisco esserlo d'ordine di un'autorità regia , che per mano di un giovane di Alessandria."
Se da un lato, inizia il percorso di revisione che mira a ribaltare la sentenza per rientrare in possesso del patrimonio famigliare, dall'altro i contatti tra il principe della Cisterna e i fuoriusciti non si interrompono. Il suo salotto parigino diventa presto luogo esclusivo d'incontro tra persone di orientamento liberale-moderato, dove fanno visita "Piemontesi e gli Italiani" di passaggio, ma anche esuli meno fortunati in cerca di aiuto. Tuttavia la "vita studiosa e solitaria" che egli ostenta viene percepita in patria come un pericolo e le richieste di rientro sono respinte anche se momentanee, come nel caso della malattia della sorella Barberina.

 

grazia.jpg

 

Sul finire del 1832, accogliendo le suppliche della famiglia, Carlo Alberto commuta la pena di morte in esilio e dispone la restituzione del patrimonio con i frutti arretrati. Il principe della Cisterna rifiuta la richiesta di sottoscrivere l’atto di sottomissione considerandola una proposta temeraria e vile, delega alla sorella Luisa sposata di Breme e ad Amedeo Peyron la gestione patrimoniale e rimane a Parigi.
Nove anni dopo, con l’amnistia del marzo 1842, i congiurati del ’21 potranno rientrare: a 53 anni Carlo Emanuele ritiene giunta l’ora di trovare una moglie e pensare alla successione.
Il matrimonio si celebra nell’autunno del 1846: la sposa, di 30 anni più giovane, è Louise una delle sorelle Werner de Mérode, di famiglia belga di antico lignaggio e consistente patrimonio.

 

L’evoluzione politica di questi anni ha nel principe uno spettatore preoccupato che gli Italiani non possiedano le qualità necessarie per impegnarsi seriamente nella lotta per l’unità nazionale. Solo i Piemontesi possono essere in grado di tentare l’impresa, ma, più ancora che nel ’21, è necessario che questo avvenga in un contesto europeo.
Se con il matrimonio erano in parte ripresi i contatti con la corte sabauda, il 1848 segna la fine all’interdizione dalle cariche pubbliche: Carlo Alberto nomina il principe della Cisterna consigliere di Stato straordinario per la divisione di Torino, incarico accettato di mala voglia, e dopo la promulgazione della Statuto, senatore del Regno. Egli è però scarsamente interessato alla partecipazione attiva: più che attore è osservatore, critico di atteggiamento presuntuoso e superbo caratterizzato da una tendenza al pessimismo assoluto.

 

luisa.jpeg

 

Nel privato, la gestione di un patrimonio così vasto si presenta particolarmente   complessa tanto più che il principe non risiede stabilmente sulle sue terre. Soprattutto, lo intriga il miglioramento della resa dei terreni, in particolare nelle tenute vercellesi d’oltre Elvo, ispirato dalle nuove tecniche agricole ben sviluppate in Belgio, tanto più in quanto la proprietà fondiaria è ancora la fonte primaria di ricchezza.
Nel 1847 e nel 1851 nascono, ambedue a Parigi, Maria Vittoria e Beatrice che morirà a tredici anni, nel 1864, un mese prima del padre.

 

maria.jpg

 

amedeo.jpg

 

Tre anni dopo Maria Vittoria principessa della Cisterna sposerà Amedeo duca d’Aosta, secondogenito di Vittorio Emanuele II, riallacciando il secolare legame della famiglia Dal Pozzo con la dinastia sabauda, interrotto, per una generazione, da un sogno mai realizzato.

 

 

Bibliografia:
M. Cassetti, M. Coda, La famiglia dei principi Dal Pozzo della Cisterna e il suo archivio, catalogo, 1981
S. Perandin, Carlo Emanuele Dal pozzo della Cisterna: profilo di un aristocratico piemontese tra l'età napoleonica e le lotte per l'indipendenza, tesi di laurea, 1995-1996

 

>>> Il memoriale