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Cenni storici

Nel 1796 Napoleone, nominato due anni prima generale da Robespierre, iniziò la campagna militare di conquista dei territori italiani costringendo i Savoia a firmare l'armistizio di Cherasco ed a fuggire in Sardegna.
Come spesso avviene quando le condizioni economiche sono difficili, in Piemonte la popolazione era in rivolta a causa della penuria di granaglie. Anche a Biella, nel 1797, scoppiò una rivolta capeggiata dal conte Pietro Avogadro di Valdengo.
Il 12 dicembre 1798 il generale francese Joubert decretò il governo provvisorio e nacque la Repubblica Piemontese che durò soltanto un anno fino a quando, cioè, approfittando dell'assenza di Napoleone impegnato in Egitto, gli austriaci non riebbero il sopravvento e restaurarono la monarchia dei Savoia. Nel giugno 1800, con la battaglia di Marengo, i francesi vittoriosi riconquistarono il potere. Nacque la Repubblica Subalpina, formalmente autonoma. In realtà, nel 1801 l'esercito piemontese fu incorporato in quello napoleonico e la gestione amministrativa passò in mani francesi finché, l'11 settembre 1802, il Piemonte fu annesso all'Impero. La riorganizzazione napoleonica del territorio pose le circoscrizioni militari come base dell'ordinamento amministrativo e durò fino al 1814: il Piemonte, ad eccezione di Novara inserita prima nella Repubblica Cisalpina e, in seguito, nel Regno Italico, si trovò a formare la XXVII divisione militare, con sede a Torino, articolata in dipartimenti (prefetture) ed in "arrondissements" o circondari (sottoprefetture). Biella e Masserano (più tardi soppresso) divennero due dei cinque circondari, successivamente ridotti a tre, del Dipartimento della Sesia ai quali furono preposti dei sottoprefetti dipendenti dal prefetto di Vercelli.
Sconfitto definitivamente Napoleone, nel maggio del 1814 i Savoia ritornarono in Piemonte.

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Archivio di Stato di Vercelli, Dipartimento della Sesia.



Biella napoleonica

In periodo napoleonico, la situazione urbanistica di Biella era ancora sostanzialmente quella della città tardo medievale, divisa in tanti nuclei abitativi separati da ampie aree prive di costruzioni, in parte destinate ad orti e vigneti; delle sue mura sopravvivevano in buono stato soltanto le porte. Persino il sistema di adduzione delle acque era ancora basato principalmente sulle due antiche rogge del Piano e del Piazzo.
I cambiamenti apportati dai francesi al sistema giuridico-amministrativo, a Biella come altrove, spesso furono sofferti dal popolo come soprusi del "dominatore" che, in effetti, faceva applicare le nuove regole con particolare rigidità e durezza. Molte furono le novità introdotte: la soppressione dei diritti feudali, le elezioni cantonali e la convocazione dei collegi elettorali, la creazione della Guardia Nazionale a tutela della sicurezza delle comunità lo spostamento dei cimiteri al di fuori dei centri abitati, il miglioramento dell'istruzione pubblica, l'istituzione dell'ufficio di Stato Civile, delle Camere di commercio e delle Camere consultive delle manifatture, l'introduzione della figura del giudice di pace e, non ultimo, il nuovo Codice Civile entrato in vigore nel 1804, che esprimeva principi di uguaglianza e libertà ispirati alla Rivoluzione francese.
La più evidente trasformazione portata dalla ventata rivoluzionaria e repubblicana prima, imperiale poi, fu la nuova destinazione di un numeroso gruppo di edifici a cominciare da quelli religiosi: nel 1802 vennero infatti soppresse le Corporazioni Religiose, i loro beni incamerati e gli edifici in cui avevano sede adibiti ad altra funzione. Ad esempio l'ex convento di San Francesco nel 1805 fu destinato alle scuole secondarie di Biella ed è tuttora sede di una scuola media inferiore.
La popolazione che viveva a Biella era in calo rispetto al periodo precedente ed anche l'economia della cittò e di tutto il territorio risentiva pesantemente della permanente situazione di guerra alla quale si aggiungevano carestia e svalutazione del denaro con conseguente aumento dei prezzi. Era quindi frequente e diffuso l'accattonaggio, vera piaga sociale che creava molti problemi di ordine pubblico. In questo contesto sconfortante fu pensata l'istituzione di un deposito di mendicità creato con lo scopo specifico di togliere dalle strade mendicanti e vagabondi e di educarli al lavoro. Per la sua collocazione, la scelta cadde sull'ex convento di San Sebastiano che sembrò la struttura più idonea a recepire le modifiche necessarie al nuovo utilizzo. La progettazione fu affidata all'architetto Nicola Martiniano Tarino che tra il 1808 e il 1810 elaborò tre progetti, l'ultimo dei quali risente fortemente dell'intervento dell'architetto Vincenzo Sassi affiancatogli dai committenti. Sotto la direzione di quest'ultimo iniziarono, nel 1811, lavori complessi e molto costosi, che si protrassero nei successivi sette anni.

Bibliografia:
Diego Siragusa, Biella napoleonica da Marengo a Waterloo, Biella 1995
I miserabili a San Sebastiano 1808-1818 da convento a deposito di mendicità, Biella 2003

Anna Silombra (2009)

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©2003 Archivio di Stato di Biella - ultimo aggiornamento 25 gennaio 2016