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Ospizio provinciale di Biella per l'assistenza all'infanzia

Gli I.P.A.I. (Istituti Provinciali Assistenza Infanzia) vennero istituiti con L. 16.12.1923 n. 2900. A Biella, l'I.P.A.I. ereditava le competenze dell'Ospedale Maggiore degli Esposti il cui compito era quello di accogliere e di dare i primi soccorsi ai fanciulli abbandonati, per mezzo di una balia permanente al suo interno, in attesa di trovar loro una sistemazione presso una balia esterna.
Le origini di detto Ospedale vengono fatte risalire almeno al 1215 quando era menzionato Hospitali Bugellae mentre è detto di Santo Spirito due secoli più tardi. Era inizialmente una sorta di istituzione di beneficenza che dava ricovero temporaneo, cibo, indumenti e cure mediche ai poveri, oppure aiuto alle ragazze senza dote per potersi maritare, o, ancora, soccorreva persone o famiglie in momentanea difficoltà o soggetti incapaci di procurarsi di che sfamarsi per malattia o menomazioni fisiche.
In seguito assunse il compito di assistere gli esposti.
Il primo edificio dell'Ospedale era situato al Piazzo di Biella. In seguito l'istituzione si trasferì prima in una casa lungo la costa del Piazzo, poi in via del Fossale, infine nell'edificio dove attualmente ha sede la Prefettura.
Gli edifici erano provvisti di una ruota in cui venivano depositati i fanciulli abbandonati. La ruota era costituita da una sorta di scatola cilindrica con una larga apertura in cui si depositavano gli infanti; la scatola, posta nel vano di una finestra all'altezza di circa un metro dal suolo, era girevole verticalmente sul proprio asse, e si apriva da un lato sulla strada e dall'altro in una stanza interna all'Istituto. Di giorno era chiusa da un'imposta. A lato vi era una campanella in modo da poter dare avviso dell'avvenuta esposizione.
L'Ospedale Maggiore degli Esposti era proprietario, sia in Biella che nel circondario, di numerosi beni i cui proventi, insieme ad altri lasciti hanno contribuito, nel corso dei secoli, a sostenere l'Istituzione.
Le esposizioni avvenivano soprattutto per l'estrema povertà delle famiglie che nell'atto di abbandonare il fanciullo lasciavano un piccolo corredo composto spesso di pochi cenci (pezzi di tovaglia, di camicia, di grembiule) e qualche segno distintivo (un nastrino colorato al polso o alla caviglia, un biglietto di raccomandazioni, la metà di un'immagine sacra) che stavano a significare la volontà di non abbandonare nudo il fanciullo al suo destino e la speranza di poterlo riprendere in un futuro prossimo quando le condizioni economiche lo avrebbero consentito...
A partire dal 1867 con l'istituzione degli Uffici di accettazione dei neonati, furono a carico dell'Istituzione anche figli di genitori cogniti ma indigenti, al solo scopo di ottenere il sussidio di baliatico.

Marina Coppe

Bibliografia:
M. Coppe, Infanzia abbandonata a Biella nei secoli XVIII-XIX in "Natività e Nascita Arte sacra, cultura e tradizioni del territorio biellese", a. 2003 pagg. 140-148.

L'Archivio

L'IPAI ha cessato la propria attività nel 1985. In questa occasione l'Amministrazione provinciale di Vercelli ha deliberato il deposito dell'archivio storico dell'ente presso la sezione di Archivio di Stato di Biella.
Di quest'antica istituzione si trova documentazione a partire dal XIII secolo nell'archivio della famiglia Dal Pozzo, nell'archivio storico della città di Biella e negli archivi ecclesiastici.
I documenti dell'archivio dell'IPAI, datati tra il 1700 e il 1985 risultano di consistenza notevole, anche se presentano alcune lacune soprattutto per il XVIII secolo.
Il nucleo più consistente è costituito da registri di tipo diverso a seconda della funzione cui dovevano rispondere.
La maggior parte risulta relativa al settore contabile compresi i registri "delle mercedi alle nutrici". I libri dei conti a far data dal 1738, registrano entrate e uscite in modo sufficientemente minuzioso e tale da poter spesso integrare ciò che compare nelle delibere dell'amministrazione. Particolarmente preziose risultano le notizie sulle spese quotidiane, ad esempio per le malattie dei bambini.
La fonte principale per la storia dell'istituzione è, comunque, costituita dai volumi degli ordinati ossia dai verbali redatti dagli amministratori succedutisi alla guida dell'ente. Si trovano a partire dal 1806. Fino al 1814 sono le deliberazioni della Commissione amministrativa degli Ospizi istituita per gestire gli enti di assistenza pubblica. Poi, dal 1822, sono presenti le copie degli ordinati del Consiglio della città di Biella che amministrava l'Ospizio attraverso un proprio rappresentante. Concernono per lo più la gestione dell'ente e dei beni ad esso pervenuti, ma, a volte, possono interessare direttamente la vita degli esposti ad esempio quando testimoniano delle visite mediche o quando un ex ospite lascia all'Ospizio una cospicua eredità. Allegati sono spesso i verbali di rinvenimento redatti dai sindaci con ricchezza di particolari e la corrispondenza, meno ufficiale, con i medici o i benefattori.
Dalla corrispondenza con l'ufficio di Intendenza e poi con la Sottoprefettura si possono invece ricavare notizie di carattere più generale su organizzazione e regolamenti. Purtroppo la perdita dell'archivio della sottoprefettura postunitaria, contenente anche le carte dell'antica provincia, non permette di avere a disposizione le rilevazioni di questo ufficio nel settore.
Gli esposti erano registrati in entrata sulle "matricole" dove venivano segnate con precisione sempre maggiore man mano che si procedeva negli anni, le notizie relative al neonato, al suo ritrovamento, al corredo, al baliatico e i biglietti di accompagnamento.
Per il XVIII secolo sono conservati sei registri:il primo per il periodo 1700-1721, quattro dal 1722 al 1799 e infine un ultimo per gli anni a cavallo tra il 1789 e il 1813. La serie diventa più completa e sequenziale a partire dal 1806.
Molto più scarni ed essenziali nella loro raccolta burocratica di certificazioni sono invece i fascicoli personali.
Purtroppo non è stato conservato nessuno degli oggetti che accompagnavano il neonato per cui le ricostruzioni possono avvenire solo su base descrittiva.
Ai documenti descritti in inventario si devono aggiungere:

  • fascicoli personali a partire dal 1872
  • registri delle presenze dal 1900 al 1984
  • registro delle madri e rubrica degli infanti dal 1934 al 1982
  • due inventari del XX secolo
  • una miscellanea di carteggi e atti d'amministrazione dell'ultimo periodo.

Bibliografia:
G. Bolengo, Per una storia dell'infanzia abbandonata: l'archivio dell'IPAI di Biella, in "Natività e Nascita Arte sacra, cultura e tradizioni del territorio biellese", a. 2003 pagg. 138-139.

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©2003 Archivio di Stato di Biella - ultimo aggiornamento 25 gennaio 2016