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Le Congregazioni di carità e gli Enti Comunali di Assistenza

L'istituzione delle Congregazioni di Carità è legata all'editto del 6 agosto 1716 con il quale Vittorio Amedeo II intese sbandire la mendicità dai suoi stati iniziando da Torino.
L'anno successivo, il 19 maggio, veniva pubblicato il decreto relativo alla "creazione delle Congergazioni e degli Ospizi di Carità"; a tutti i vescovi e ai governatori era ordinato di stabilire in ogni città, a seconda delle possibilità, ospizi pubblici o, almeno, congregazioni di carità.
Nei due anni seguenti le opere di assistenza furono strutturate gerarchicamente: a Torino venne stabilita la Congregazione primaria e generalissima (editto 20 luglio 1719) dalla quale dipendevano le Congergazioni generali provinciali che a loro volta vigilavano sul corretto funzionamento delle Congergazioni sorte sul territorio di loro competenza.
Con editto 27 settembre 1720 vennero istituite Congergazioni provinciali ad Alba, Aosta, Alessandria, Asti, Casale, Fossano, Ivrea, Mondovì, Nizza, Pinerolo, Saluzzo; Susa, Vercelli e Acqui.
La Congregazione provinciale di Biella fu eretta nel 1722.
Le Congregazioni provinciali erano rette da venti membri dei quali alcuni perpetui (arcivescovo o vescovo o vicario episcopale, governatore, comandante ) e altri d'elezione, scelti tra ecclesiastici, nobili, consiglieri, giudici e professionisti.
Alle loro dipendenze erano le guardie, due a Biella, che avevano il compito di accompagnare i Direttori , o i membri, alle questue ordinarie e straordinarie, trasportare il pane e misurarlo, andare per la campagna e vigilare sull'osservanza del bando contro la mendicità.
A tenore dei regi editti, le Confraternite solite a distribuire l'elemosina cosiddetta "per la micca" avrebbero dovuto destinare i loro proventi alle Congergazioni alle quli spettavano anche le elemosine derivanti dalle prediche quaresimali e da latre prediche particolari. Spesso ciò non avveniva generando liti che si protraevano nel tempo.
Tra il 1802 e il 1814, a Biella, le Opere Pie vennero riunite sotto un'unica Amministrazione presieduta dal maire, la Commissione amministrativa degli Spedali e Ospizi civili. Con legge 3 giugno 1937 n. 847, le funzioni, le prerogative e il patrimonio delle Congregazioni di Carità furono trasferite agli Enti Comunali di Assistenza istituiti in ogni comune del Regno, i quali operarono fino agli anni 1978-79 quando la normativa sulle IPAB trasferì ad altri organismi le loro competenze.

Bibliografia:
C. Sormano, l'Ospizio di Carità di Biella dalle origini (1718) alla restaurazione monarchica (1814), Biella

L'Archivio

Da alcuni comuni biellesi è pervenuta documentazione, per lo più molto frammentaria, relativa alla gestione delle Congragazioni di Carità e degli ECA. In alcuni casi si hanno carte precedenti alla istituzione delle Congregazioni provenienti dalle Opere Pie amministrate, già presenti sul territorio.
Si è redatto, in attesa di una più attenta inventariazione, un elenco di quanto conservato che può servire da primo orientamento al ricercatore.
Dell'ECA della città di Biella sono pervenuti 69 mazzi di documentazione, anche in questo caso lacunosa, degli anni tra il 1828 e il 1978, dei quali si è redatto un inventario sommario.
Comprende anche carte delle opere pie Giovanni Battista Cossato, fratelli Gromo in Biella Vernato, Coda Zabetta in frazione Vandorno, Fondazione Lamarmora e Losana; delle commissioni di beneficenza delle frazioni Barazzetto e Vandorno; della Società di patronato per i liberati dal carcere e degli ECA di Chiavazza e di Cossila.
Si consideri che nella città di Biella era operante l'Ospizio di Carità che amministrava molti lasciti benefici.

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Archivio storico città di Biella, archivi diversi, Fondazione Lamarmora

Archivio storico città di Biella,Comuni, Chiavazza e Cossila

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©2003 Archivio di Stato di Biella - ultimo aggiornamento 25 gennaio 2016